Teatro e Musica

con Silvia Lodi e Leone Marco Bartolo
regia Silvia Lodi
consulenza alla regia Giuseppe Semeraro
musiche dal vivo Leone Marco Bartolo
costumi Cristina Mileti, Sandra Tognarini
luci Otto Marco Mercante

scheda artistica

L’unità d’Italia e il Mezzogiorno: la terra è il fattore scatenante.

Il mutamento del governo, come sempre accade, ha acceso le speranze dei poveri di poter riscattare quella terra che così duramente lavoravano, per affrancarsi dalla miseria; ma la speranza è durata poco e il destino dei contadini appare segnato: rassegnarsi o ribellarsi.In questo contesto nasce il fenomeno delle “brigante“, le donne del Sud rimaste orfane, vedove, madri senza più figli. Donne che vedono la loro vita tranquilla sconvolta, non hanno più i riferimenti tradizionali di sudditanza e sottomissione, l’equilibrio familiare è compromesso; essendo donne sole sono esposte alla violenza degli uomini, anche il loro destino appare segnato: rassegnarsi o ribellarsi.

“Questa che noi raccontiamo è la storia di una donna, una briganta, la briganta Ciccilla, all’epoca dell’Unità d’Italia. Non è una combattente, non ha un ideale e non combatte dietro nessuna vera bandiera. Una vittima, soprattutto. Ecco, direi che si potrebbe dire così: Questa è la storia di una vittima del fatto di essere donna in un mondo in cui le donne avevano principalmente il dovere di stare zitte ed obbedire agli uomini, ai genitori, alle autorità, a Dio e ai santi. Ciccilla, non una martire o un’eroina volontaria. Una persona. Una femmina mezza barbara, selvatica, una povera crista, una che non sa né leggere né scrivere, una che, non trovandola da nessuna parte, si fa una giustizia sua, ci prova e (naturalmente) non ci riesce. La sua storia è la storia di una guerra contro troppe cose, è la storia di una guerra ad armi impari, persa in partenza ma senza una resa.La storia di Ciccilla è la storia di un tentativo di far restare umane cose e persone schiacciate dai libri di storia, di dar loro voce, di farle cantare.”
Valentina Diana

“Questo lavoro vuole essere anche un omaggio a Rosa Balistreri, artista siciliana indimenticabile per la forza espressiva, per il suo pensiero politico e le sue lotte sociali, per la passione intensa del suo canto. Per questo motivo ho voluto cesellare il personaggio di Ciccilla (Briganta di origini calabresi, realmente esistita) all’interno di una cadenza e sonorità siciliana, per tentare di riunire più identità appartenenti alla terra del Sud, in un unica voce ribelle.”
Silvia Lodi

“un’esperienza straordinariamente intensa, la perfezione tecnica sbalorditiva, alla fine avevo le lacrime agli occhi per l’amore per il dettaglio e la profondità, bellissimo… “
Paolo Fusi, ideatore e direttore artistico del Festival Roma R.I.P.Arte.

note dell'autrice

Tra le molte storie di brigantaggio postunitario c’è quella di Ciccilla (Maria Oliverio), moglie del brigante Pietro Monaco. Maria è la sua sposa e sta con lui di conseguenza. Dove dovrebbe stare?  Il rifugio della banda è nella valle di Jumiciello, in Calabria. il giorno in cui Pietro Monaco viene ucciso, a tradimento, da uno dei propri compagni, Ciccilla racconta negli atti del proprio interrogatorio- La pallottola che colpì lui a morte, ferì ad un braccio anche me.

Le carte ufficiali del comando militare che trattò il suo caso la registrarono come druda di briganti, diverse fotografie scattatele nel carcere di Fenestrelle, dove trascorse quindici anni della propria vita, ce ne tramandano l’immagine in abiti maschili, con la doppietta in mano ha un’aria di sfida, come a dire: Sto qua, sono una briganta e questa è la mia storia.

Questa è forse la storia di quelle foto, di quella faccia un po’ spavalda, un po’ ignorante, un po’ di una che non ha idea di cosa stia succedendo dietro l’obbiettivo che la ritrae. Non è una combattente, non ha un ideale e non combatte dietro nessuna vera bandiera. Una vittima, soprattutto. Ecco, direi che si potrebbe dire così: Questa è la storia di una vittima del fatto di essere donna in un mondo in cui le donne avevano principalmente il dovere di stare zitte ed obbedire agli uomini, ai genitori, alle autorità, a Dio e ai santi. Ciccilla, non una martire o un’eroina volontaria. Una persona. Una femmina mezza barbara, selvatica, una povera crista, una che non sa né leggere né scrivere, una che, non trovandola da nessuna parte, si fa una giustizia sua, ci prova e (naturalmente) non ci riesce. La sua storia è la storia di una guerra contro troppe cose, è la storia di una guerra ad armi impari, persa in partenza ma senza una resa.

La storia di Ciccilla è la storia di un tentativo di far restare umane cose e persone schiacciate dai libri di storia, di dar loro voce, di farle cantare.

Valentina Diana

spettacolo di teatro e musica
disponibile anche per festival all’aperto

durata: 55 minuti