Teatro contemporaneo

con Leone Marco Bartolo, Dario Cadei, Carla Guido, Otto Marco Mercante, Cristina Mileti, Giuseppe Semeraro drammaturgia Valentina Diana regia Giuseppe Semeraro bande sonore e musiche Leone Marco Bartolo voce fuori campo Silvia Lodi luci: Fabrizio Pugliese scene e trucco Bianca Maria Sitzia

“I giganti della montagna è un dramma incompiuto dello scrittore italiano Luigi Pirandello. Fu steso intorno al 1933, anche se a quanto pare il pezzo era stato concepito, in forma embrionale, negli anni venti.

Il primo atto aveva un titolo a sé: I fantasmi. Pubblicato in alcune riviste (Dramma; La Nuova Antologia), fu rappresentato per la prima volta a Firenze, il 5 giugno 1937.

Il secondo atto fu dato alle stampe dalla rivista Quadrante. L’opera rimase incompiuta a causa della morte del drammaturgo, avvenuta nel 1936. Il terzo atto, l’ultimo, non fu mai scritto, anche se il figlio di Pirandello, Stefano, ne tentò una ricostruzione: a quanto pare, il padre gliene avrebbe rivelata la struttura. L’opera venne rappresentata in varie versioni: famose furono anche le rappresentazioni di Giorgio Strehler, di gran prestigio anche a livello internazionale (per esempio aDüsseldorf nel 1958).

La pièce narra la vicenda di un gruppo di disadattati che trovano rifugio in una villa chiamata La Scalogna e incontrano una compagnia di attori in procinto di mettere in piedi la rappresentazione di un pezzo teatrale, La favola del figlio cambiato dello stesso Pirandello. Viene quindi richiamato il principio di teatro nel teatro usato da Pirandello in pezzi come Sei personaggi in cerca d’autore”

Opera Nazionale Combattenti

Il nostro spettacolo è ispirato a I giganti della montagna, in particolare a quell’ultimo atto, che non fu scritto, i cui appunti sono stati dettati dallo stesso Pirandello al figlio Stefano. La nostra idea è di lavorare intorno a questo finale incompiuto e di svilupparlo attraverso una compagnia di anziani o variamente disadattati, fuori dal tempo, fuori tempo, in qualche modo anacronistici, di un anacronismo che non è collocabile nel tempo cronologico ma che piuttosto rappresenta l’estraneità alla modernità, alla contemporaneità. Una compagnia che non è al passo con i tempi, che non si è né integrata né collocata. La compagnia si presenta con il nome OPERA NAZIONALE COMBATTENTI, un nome che rimanda a una legione dismessa di una qualche guerra patria ormai finita e dimenticata, un gruppo di ex combattenti fuori contesto, inutili e disonorati, a cui nessun rispetto è più riservato.

Opera nazionale combattenti si fa paladina di questa operazione di divulgazione di questo ultimo atto pirandelliano (..Allora qui stiamo occupando e abbiamo deciso di prendervi in ostaggio Fino alla fine dello spettacolo. Del tempo dello spettacolo I giganti della montagna parte terza e quarta)

Si tratta di una legione fantasma, che si aggira con un corpo morente in spalla, quello della Contessa Ilse, e là dove trova un teatro, lo occupa e prende in ostaggio il pubblico, costringendolo a sottostare alle regole stabilite da loro, che consistono nel privare temporaneamente (per il tempo dello spettacolo) il pubblico di alcune libertà (Non potrete togliervi le scarpe. Non potrete esprimervi in alcun modo. Non potrete parlare. Non potrete cantare. Non potrete fare acquisti. Non potrete disinvestire titoli. Non potrete licenziare né assumere. Non potrete concepire figli…)

La rappresentazione ha inizio e segue le indicazioni idealmente dettate da Pirandello in punto di morte.

La compagnia si presenta ai Giganti, i quali però non sono interessati alla rappresentazione, la comprano per farne dono al popolo. Il popolo festeggia un matrimonio e mangia e beve in piazza.

Nonostante non vi sia alcun interesse nei confronti dello spettacolo la contessa decide di non rinunciare alla rappresentazione (Ilse: Finalmente le parole del Poeta toccheranno il cuore della gente e ne innalzeranno lo spirito!)

Entra in scena a proprio rischio e pericolo. Ne sortisce la tragedia.

Ilse non verrà uccisa fisicamente (come Pirandello prevedeva) ma viene costretta dal pubblico a interrompere il monologo iniziale e a raccontare barzellette.

Ne uscirà distrutta, definitivamente devastata nella mente, come una specie di Ofelia in preda alla pazzia.

Alla fine della rappresentazione la compagnia “libera il pubblico” e riprende il proprio viaggio-­‐missione.

Note di regia

Opera Nazionale Combattenti è un eteronimo di Principio Attivo Teatro. Ci siamo presi la sana libertà di prendere un testo classico come I giganti della montagna e riscriverne la parte incompiuta. Siamo partiti dalle parole di Pirandello agonizzante mentre descrive a suo figlio la parte finale del dramma e a queste parole ci siamo attenuti in maniera fedele. Ne è venuta fuori una incosciente opera teatrale che dal teatro nel teatro Pirandelliano ambisce ironicamente a fare teatro per il teatro, l’arte per l’arte. Come se questi desolati attori vogliano assumersi l’infausto compito di fare un massaggio cardiaco al teatro morente. Quando l’ironia ha la lama affilata basta un niente a toccare la tragedia.

    Scheda tecnica Opera Nazionale Combattenti
    Disegno tecnico Opera Nazionale Combattenti

     

     

     

      Stage map audio

        RASSEGNA STAMPA

        Esperidi 2015: l’Eden nel cuore della Brianza
        04 LUGLIO 2015
        Chiudiamo con la commedia: quella di “Opera Nazionale Combattenti”,
        incosciente sit-com di Principio Attivo Teatro ispirata al finale incompiuto dei
        “Giganti della montagna” di Pirandello. In scena una compagnia di anziani o
        variamente disadattati fuori dal tempo.
        Tra applausi e risate registrate, sberleffi, voci fuori campo, risa e polemiche a
        non finire, si mette in scena il tema del mestiere dell’attore, trama nella trama
        nella dimensione del metateatro. Uno spettacolo paradossale e assurdo,
        sognante e disperato, che mette in luce la solida prova degli interpreti.
        di Vincenzo Sardelli


        In Calabria un festival che fa primavera

        “Molto più ameni, nella stessa giornata, gli 80 minuti offerti dalla formazione pugliese Prin­cipio Attivo Teatro, i cui mem­bri dichiarano di volersi rifare a un linguaggio vecchio e tradi­zionale. In Opera Nazionale Combattenti presenta i Giganti della Montagna Atto III abbiamo dunque una compagnia dal no­me programmaticamente anti­quato, da epoca fascista, in pro­cinto di allestire il terzo atto del famo­so dramma incompiuto che Pirandello non scrisse mai ma che descrisse al figlio Stefano. Qui come sappiamo Ilise e soci devono recitare davanti ai feroci Giganti la pirandelliana Favola del figlio cambiato; ma mentre i destinatari rumoreggiano dietro un sipario, noi assistiamo soprat­tutto alle esitazioni e ai prepara­tivi nonché ai battibecchi dei pre­detti comici, tra cui i nostri amici Cotrone e Cromo, il quale ultimo ogni tanto per tenere buoni i Gi­ganti si rassegna a uscire a rac­contare loro qualche barzelletta. È un quadretto di teatro dietro le quinte, con miserie, rassegnazioni e illusioni, che pur con qualche indecisione generale si lascia seguire gradevolmente”.[La Stampa, Masolino D’Amico]


        Krapp’s Last Post
        La fatica del teatro nell’impresa pirandelliana di Principio Attivo Teatro
        4 marzo 2016
        “Un filo teso, da una parte i commedianti e dall’altra il pubblico, gente del popolo… Una piazza in festa… Noccioline… Cric croc crac… Una testa sbuca di lato e guarda cosa succede nella piazza… Si potrebbe…”.
        Una parlata antica e visionaria al buio del teatro. E’ Giuseppe Semeraro che presta la voce a Luigi Pirandello mentre detta al figlio Stefano il terzo atto de “I giganti della montagna”. Un frammento preciso da interpretare alla lettera. Una ipotesi tutta da immaginare per dire che cosa il teatro può fare nel e per il teatro. Con questa intenzione entrano dalla parte del pubblico gli attori. Sono un drappello di resistenti che cantano la libertà mentre a spalla recano la bella Ilse e ne anticipano la fine. Una barricata viene allestita là dove abitualmente dimora la quarta parete. Il manipolo di occupanti di nome fa Principio Attivo Teatro (la drammaturgia è di Valentina
        Diana), ma per questa occasione opta per un eteronimo più pertinente che emerge impeccabile dai bei quadri di scena. E’ l’Opera Nazionale Combattenti, ed esiste per resistere al teatro contemporaneo. Una resistenza-attesa molto ben definita da armamenti retro e nostalgici battibecchi del risentimento. E qualsivoglia tentativo di mettere alla prova “La favola del figlio cambiato” finisce nel vuoto della inazione. Una effimera complicità intendono stabilire i resistenti con i presenti nella sala reale (calzante in questo senso la intro nazionalpopolare affidata al tecnico-musico in versione folk-rap) ma anche questa relazione deve finire nella fatica. Una atmosfera asfissiante che permane (e anzi cresce) anche dopo il momento in cui la luce oltre il telo palesa l’altra presenza (finzionale) ed
        esplodono le dicotomie, mentre la consistenza del teatro si dilata come una fisarmonica… Tesa e arrabbiata la comunicazione quasi impossibile fra le due ‘attrici’: l’anima del teatro nuovo che non riesce ad accettare l’anima della tradizione. Inconciliabili le istanze di chi abita al di qua e al di là del telo. Indifferente o invecchiata o impaurita la partecipazione degli ‘attori’ nel discutere dello stato di salute del teatro mentre una ‘gigantesca’ folla ostile ed affamata rischia di compromettere la sicurezza della villa-teatro.
        (Krapp’s Last Post – http://www.klpteatro.it – Paola Grassi)


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        http://www.ilpickwick.it/index.php/teatro/item/2397-che-fine-fa-la-poesia-del-teatro
        http://www.concretamentesassuolo.it/si-comincia-dalla-fine-giganti-della-montagna-arti-vive/
        http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/affascina-pirandello-mai-messo-scena-1270450.html
        https://www.teatrionline.com/2015/12/i-giganti-della-montagna-atto-iii-opera-nazionale-combattenti/