Teatro per ragazzi

uno spettacolo comico senza parole di Francesco Niccolini

molto liberamente ispirato al romanzo di Robert Louis Stevenson “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde” agli omicidi di Benjamin Barker, meglio noto come Sweeney Todd
e al cattivo effetto del caffè sulla popolazione anglosassone

con Dario Cadei e Fabrizio Pugliese
drammaturgia e regia Francesco Niccolini
musiche originali Leone Marco Bartolo
scene Pamela Giunco e Stefania Giunco
costumi Cristina Mileti
luci Otto Marco Mercante
consulenza alla regia Giuseppe Semeraro

una produzione Gessetti & Straccetti, Residenza teatrale URA, Veregra Street Festival, Salento Buskers Festival
in collaborazione con Residenza Teatrale di Mesagne e Manifatture Knos
distribuzione Principio Attivo Teatro

la storia

Jekyll è un medico grigio, annoiato, ossessionato dai sensi di colpa, pieno di inibizioni, eppure colmo di ogni tipo di desiderio vietato. Fa esperimenti e, a forza di bere intrugli, genera un altro se stesso, mister Hide, che mette in pratica tutto ciò che il dottore, mite solo per ipocrisia e paura, vorrebbe fare. Il primo soffre le pene dell’inferno, l’altro si diverte, gode, e non pone freno alle fantasie che Jekyll imprigiona da sempre.

Il risultato è una storia dove – senza bisogno di una sola parola – si ride con gusto di ciò che è vietato ridere: vecchiette petulanti schiacciano topi e girano per la città arme di lunghi coltelli, preti e poliziotti non si negano qualche vizietto, bambine diaboliche torturano impietosamente chiunque si metta sulla loro strada, mentre Jekyll si innamora dell’immancabile, bellissima, fioraia cieca, il povero vecchio Paul, maggiordomo del dottore, corre dalla mattina alla sera, e Hide provoca incidenti stradali e omicidi a catena.

Tranquilli, però: lo spargimento di sangue non è garantito, perché questo è solo un gioco, teatro musica e travestimenti, esorcismo collettivo dove i buoni vincono sempre. Uno spettacolo liberatorio, insomma, contro l’ipocrisia, i sensi di colpa e i ben pensanti che – si sa – sono quelli che pensano peggio…

note di regia e drammaturgia

Mi affascinano i mostri. Da piccolo avevo una paura smisurata di Dracula e del “carotone” di un film di fantascienza che mi ha tolto il sonno per molte notti. Poi ho scoperto Frankenstein e Boris Karlof e la situazione è peggiorata. Lo stesso mi è accaduto quando ho visto Spencer Tracy trasformarsi da dottor Jekyll in mister Hide. Ma, per un curioso lapsus della mia memoria, il mostro per me è sempre stato il dottor Jekyll, non mister Hide.

Ora so il perché e la cosa mi diverte – è proprio il caso di dirlo – da morire: perché il mostro è Jekyll. Lo era anche nelle intenzioni di Stevenson: figlio di un devoto e rigoroso presbiteriano e nipote di un severo reverendo, Robert Louis Stevenson costruisce il ritratto di un piccolo uomo perbene, ossessionato dalle regole e dal desiderio di fare tutto ciò che non ha il coraggio di vivere. E per di più nel suo gabinetto scientifico, novello Frankenstein, provoca le più pericolose reazioni chimiche e cerca di superare i limiti che la sua morale gli impone, con conseguenze catastrofiche, per se stesso e per il prossimo.

Il destino ha però voluto che il successo enorme e immediato di questo romanzo fosse legato a una interpretazione radicalmente opposta a questa, al punto da venir citato la domenica nelle chiese, e diventare tema ricorrente sui giornali religiosi: Jekyll e Hide diventano, nell’Europa ben pensante e perbenista, la miglior dimostrazione che il peccato si annida ovunque e va represso alla radice, anche nel migliore degli uomini. Costi quello che costi.

Non c’è voluto molto, forse qualche secondo, perché io, Dario Cadei e Fabrizio Pugliese ci trovassimo d’accordo che preferivamo di gran lunga lavorare sulla prima strada: peccatori rassegnati all’imperfezione, siamo più convinti che mai che un sorriso, un mazzo di fiori, una carezza e un buon caffè possano risolvere mille problemi, e farci vivere tutti un po’ meglio. Francesco Niccolini

spunti di riflessione

Il buio si accende di un angolo di luce e ti sembra di vedere un film di animazione. Capisci subito che non ci saranno parole ma non c’è il tempo per sentirne la mancanza, ogni cosa accade senza lasciare alcun dubbio. L’alternarsi dello sguardo dal fuori al dentro e viceversa dà il ritmo al racconto: fuori, nella città, e dentro la casa/laboratorio, dentro di sé e fuori di sé.

Dentro la città i personaggi fanno i conti con gli altri, nell’interno del laboratorio fanno i conti con se stessi. All’esterno, nel mondo esterno, i personaggi non sollevano dubbi, la loro caratterizzazione li tiene saldi e ci tiene saldi nelle definizioni; nel laboratorio interno lo sforzo di restare saldi è vano del tutto e alla possibilità di sperimentare il cambiamento non si resiste. Bene e Male, con uguale tensione ad esistere, trovano spazi di azione con gli altri esseri che da comparse diventano degni di racconto.

Lentamente mi accorgo che in questo rincorrersi tutti i caratteri presenti sul palco sono diventati protagonisti, ognuno con la sua storia, evidentemente segnata addosso.  Il gioco del doppio (doppio il personaggio, due gli attori) e la sua ripetitività accellerano i tempi e senza soluzione di continuità il protagonista (che è uno ma che diventano due) si moltiplica in ogni altra figura presente nella storia (gli attori sono due ma diventano tanti)

Dalla riflessione sul doppio mi ritrovo a osservare la rappresentazione del “molteplice”. Il trasformismo degli attori sposta lo sguardo su quelle tante possibilità di essere che ci portiamo dentro e le categorie estreme del buono e del cattivo, sconfitte entrambe, lasciano il posto alle parti umane piu umili e deboli, invisibili e marginali. La velocità degli attori, in questo loro trasformismo, rimanda il senso della fatica del rincorrersi perenne dei molteplici personaggi del nostro mondo interiore, quasi commovente quando quella fatica diventa visibile nella imperfezione della caratterizzazione fisica. E sotto la luce rimane chi della quotidianità conosce i margini e dentro quelli si adatta e sopravvive fino a che l’implosione delle forze estreme (del bene e del male) gli fornisce la possibilità di emergere e prendersi quella scia di amore che è sempre disponibile, dentro e fuori di sé.

Antonella Zellino

spettacolo muto / durata: 50mn
età: dai 8 anni e per un pubblico di famiglie

        I buoni lo pensano, i cattivi lo fanno. Questa la morale che sottende al nuovo spettacolo di Principio Attivo Teatro che torna ad una scena senza parole dopo il grande successo di “Storia di un uomo e della sua ombra”. Complici il celebre romanzo di Stevenson, “Il Dottor Jeckyll e Mister Hyde”, e Francesco Niccolini che da quel classico ha ricavato una muta drammaturgia di situazioni molto gustose. Il racconto, con qualche licenza, c’é tutto ma ciò che rende particolarmente avvincente lo spettacolo é l’ambientazione in una vecchia Londra brulicante di vita. Un tocco sapiente di colore che ci mostra una bizzarra umanità alle prese con le quotidiane difficoltà dell’esistenza (e con un traffico, anche allora, di tutto rispetto). Non manca anche un topone che però fa subito una brutta fine quasi a presagire gli eventi. E poi, ovviamente, la palpitante figura della bella – si fa per dire perché più racchia non si può – fioraia cieca che riesce ad intenerire anche il cuore di pietra dell’orribile Mister Hyde. La messa in scena é uno scoppiettante susseguirsi di idee e di piccoli episodi che fanno da corona alla vicenda principale dell’ambizioso dottore che crede di poter mutare l’animo umano e non esita a trangugiare una pozione di sua invenzione – qui tanto simile al caffé fatto con una napoletana – che lo muta nel crudele assassino Jeckyll. Così il profumo di racconto horror é rispettato come si conviene e non potrebbe essere diversamente data la predilezione che l’infanzia accorda a storie di paura. I due interpreti si lanciano con bravura in una miriade di personaggi cavalcando tempi che ancora qualche replica renderanno perfetti per una proposta adatta a bambini non proprio piccolissimi e che ammicca vistosamente agli adulti.

        www.eolo-ragazzi.it

        Maggio 2014